Il tecnocrate e l’Italia in crisi di rigetto

Mario Monti ha abbandonato la guida del suo movimento Scelta civica e ha marcato le distanze da una manovra finanziaria del governo giudicata finora a basso tasso di riformismo. Così l’apparenza, che però spesso inganna. In realtà sono stati “i vecchi giochi della politica”, col contributo di elettori allergici al cambiamento, a rigettare il tecnocrate euro-bocconiano come fosse un corpo estraneo al corpaccione italiano. Il ragionamento di Sylvie Goulard, parlamentare francese a Bruxelles e già consigliera di Romano Prodi quando lui era presidente della Commissione Ue, è volutamente coperto da un “velo d’ignoranza”.
22 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 13:10 | 16 AGO 20
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Mario Monti ha abbandonato la guida del suo movimento Scelta civica e ha marcato le distanze da una manovra finanziaria del governo giudicata finora a basso tasso di riformismo. Così l’apparenza, che però spesso inganna. In realtà sono stati “i vecchi giochi della politica”, col contributo di elettori allergici al cambiamento, a rigettare il tecnocrate euro-bocconiano come fosse un corpo estraneo al corpaccione italiano. Il ragionamento di Sylvie Goulard, parlamentare francese a Bruxelles e già consigliera di Romano Prodi quando lui era presidente della Commissione Ue, è volutamente coperto da un “velo d’ignoranza”: “Conosco Monti, con lui ho scritto un libro nel 2012, ma non sono coinvolta nella sua discesa in campo né tantomeno in Scelta civica”. Proprio per questo, però, punta a far emergere le motivazioni più genuine della parabola montiana. “Gli italiani sembrano aver rimosso il fatto che Monti fu chiamato, alla fine del 2011, per salvare il paese dal baratro finanziario – dice Goulard al Foglio – Lui ci mise la volontà, e alla fine il paese si era tirato su, grazie a uno sforzo collettivo di governo e Parlamento, leader europei e Banca centrale europea”. L’opera di rimozione di quella fase inizia in qualche modo col magro risultato elettorale di Scelta civica. “E’ successo anche altrove: il paese è su una strada riformatrice, poi però si scoraggia”.
La parlamentare francese infatti ritiene che, a Roma come a Parigi e non solo lì, si stia assistendo “al preoccupante ritorno dei vecchi giochi politici”, al predominio della politics sulle policies. “Come se il debito pubblico non continuasse a salire, come se i problemi di competitività delle nostre economie fossero alle spalle. Non è così. La vecchia politica ha colpito Monti, mentre noi continuiamo a perdere credibilità sui mercati nel lungo termine, mentre la piaga della disoccupazione giovanile s’approfondisce”. Secondo Goulard, che parla italiano e tedesco alla perfezione, non è un caso che “l’unico paese che gode di stabilità sia la Germania. La forza dei tedeschi non è solo economica, è nella capacità di creare ponti tra partiti e discutere di riforme”. Quanto all’Italia, non crede alla distinzione tra una classe politica inetta e una società civile da santificare: “Sono l’una lo specchio dell’altra. E alla radice della situazione attuale nel vostro paese c’è anche l’ultima inattesa affermazione elettorale di Silvio Berlusconi, pur dopo una gestione fallimentare della politica economica”.
Monti troppo tedesco per i nostri standard? “Non è questione di bandierine da appiccicare. Monti ha un senso di responsabilità più alto della media della classe politica europea, anche perché non è un politico”. Non a caso Goulard, nel libro scritto con il presidente della Bocconi sulla democrazia in Europa, esalta il ruolo di élite selezionate in base al merito e che governino nell’interesse generale, senza inseguire sempre e comunque il consenso. Il politologo statunitense Nathan Gardels, citato nello stesso libro, la chiama “depoliticizzazione”. All’europarlamentare francese il termine non piace, però lei stessa cita Gardels anche nel suo ultimo libro (“Europe: amour ou chambre à part?”, Flammarion), in cui sostiene che dietro la “demagogia” dell’essere “vicini ai cittadini”, gli eletti si prestano alle “interferenze di lobby, categorie e interessi particolari”. Questi ultimi “hanno a tal punto paralizzato la democrazia negli ultimi anni, che alcuni autori hanno potuto definire le nostre ‘democrazie’ come ‘vetocrazie’”. E’ più pessimista o ottimista per l’Italia dopo il passo indietro di Monti? “Parafrasando Jean Monnet, direi più determinata. Il futuro dell’Europa avrà bisogno di persone come il vostro ex premier”. A maggior ragione alla vigilia di elezioni europee nelle quali s’annuncia un boom dei partiti populisti, “dobbiamo smettere di ragionare come se tutto fosse possibile e a costo zero”. Il debito pubblico accumulato è lì a ricordarcelo, dice Goulard, che si oppone all’idea dell’eletto come un “super-assistente sociale”. “Ammiro il vostro presidente della Repubblica – conclude – Ritengo competente Enrico Letta, ma toccherà ai suoi partner non trascinarlo nei vecchi giochi della politica”. La parabola discendente di Monti serva almeno da monito.